Depressione

Anedonia in depressione: cos’è e come uscirne

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In un precedente articolo dedicato ai sintomi fisici e mentali della depressione abbiamo fatto menzione alla cosiddetta anedonia, uno di campanelli d’allarme principali di un disturbo mentale.

Come vedremo in questo articolo, sebbene sia solitamente associata alla depressione lieve e maggiore, è riscontrabile anche in altre patologie.

Inserita a pieno titolo nel DSM-V tra i sintomi da analizzare per effettuare una corretta diagnosi di depressione, vediamo insieme cos’è l’anedonia e come affrontarla.

Cos’è l’anedonia

Con il termine anedonia si indica una specifica condizione psicopatologica caratterizzata da una incapacità di provare piacere in attività e situazioni considerate gratificanti.

L’anedonia può colpire in modo diffuso, coinvolgendo quindi ogni aspetto della vita, oppure limitarsi solo ad alcune esperienze.

In questo secondo caso, si distinguono una:

  • anedonia sociale, che interessa le relazioni interpersonali;
  • anedonia fisica, limitata al cibo, al sesso o ad altre esperienze di tipo sensoriale.

Volendo semplificare, potremmo definire l’anedonia una patologica insensibilità al piacere, tipica di alcuni disturbi mentali come, appunto, la depressione.

L’anedonia non è malinconia

La tendenza a sottovalutare questo sintomo è molto forte, un po’ come accade quando si vogliono sovrapporre una condizione di naturale tristezza e malinconia alla depressione, considerandole equivalenti.

Abbiamo più volte spiegato, nei nostri articoli, che essere depressi non vuol dire essere malinconici, anche se questo stato d’animo è tipicamente associato alla depressione.

Come distinguere, allora, anedonia e “naturale” malinconia?

Dobbiamo ricordare che una persona malinconica o triste tende, di solito, a ricercare una spinta per superare questa spiacevole sensazione e ritrovare un po’ di gioia o, almeno, di serenità, consentendo anche agli altri di aiutarla nel processo.

Insomma, una persona che è semplicemente triste prova a non esserlo più.

Di contro, invece, un soggetto affetto da depressione tende a chiudersi in se stesso e a rifiutare qualsiasi sprone a superare il momento difficile.

Quindi, intesa come sintomo della depressione, l’anedonia non va confusa con la tristezza, perché non si supera così facilmente, e non basta volerlo per cacciarla via.

L’anedonia e i disturbi mentali

Come accennato all’inizio dell’articolo, l’anedonia è generalmente associata alla depressione, ma caratterizza anche altre patologie e disturbi mentali.

Vediamo insieme quali:

  • Depressione maggiore;
  • Disturbi della condotta alimentare: anoressia e/o bulimia nervosa;
  • Disturbi dello spettro schizofrenico: schizofrenia, disturbo schizotipico e schizoide di personalità;
  • Abuso e/o dipendenza da sostanze stupefacenti;
  • Morbo di Parkinson.

Se alcune delle voci elencate ti lasciano perplesso, forse è utile ricordare che la depressione, in alcuni casi, può essere il segnale di una forma di demenza senile.

Avendo questa informazione, sapere che l’anedonia è collegata, ad esempio, al morbo di Parkinson, non stupisce più.

Purtroppo, questa sua trasversalità la rende di difficile comprensione, perché può rappresentare al tempo stesso:

  • un tratto caratteriale che spinge il soggetto a fare abuso di sostanze stupefacenti;
  • un sintomo precoce di disturbi mentali e demenza senile;
  • un sintomo centrale per la diagnosi della depressione.

Ecco perché è fortemente consigliato il ricorso ad un terapeuta per indagarne la natura.

Come si manifesta l’anedonia in depressione

Alcuni studiosi hanno definito questa condizione come una paralisi dell’emozione, una espressione alquanto poetica per indicare, di fatto, un impedimento capace di condizionare fortemente la vita di un individuo.

L’Associazione Psichiatrica Americana (APA) l’ha invece definito un “sintomo nucleare”, per sottolineare il suo ruolo centrale per diagnosticare in modo corretto la depressione.

Ma come si manifesta? In cosa consiste, in concreto, questa anedonia?

Secondo il Modello di vulnerabilità alla depressione centrato sull’anedonia presente in “Vulnerability to depression model centred on anhedonia” di Loas, G. (1996), citato in questo interessante paper pubblicato sul Journal of Psycopathology, vanno valutati due aspetti:

  • La componente genetica, che comporta una ridotta categorizzazione degli stimoli piacevoli, altrimenti detta anedonia costituzionale, che si manifesta in un aumento della capacità di provare dispiacere;
  • L’ambiente, che durante l’infanzia può provocare stress e conseguente diminuzione dei rinforzi positivi e aumento di quelli negativi – atteggiamenti disfunzionali, ridotta ricerca di stimoli ambientali, introversione, passività, aspetti personologici ossessivo-compulsivi mentre durante l’adolescenza o in età adulta sfocia in depressione endogenomorfica unipolare.

In questa tabella è molto chiaro il modello.

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Come affrontare l’anedonia in depressione

Trattandosi di un sintomo sia della depressione sia di altre patologie, la prima cosa fare è, come già accennato prima, cercare di capire qual è la reale natura dell’anedonia che colpisce il soggetto.

Una conferma diagnostica di depressione innesca poi un iter che abbiamo già trattato, basato su quattro fasi tipiche del trattamento di questo tipo di disturbo mentale.

Quindi, la prima cosa da fare è rivolgersi ad uno specialista per individuare un percorso terapeutico adeguato alle esigenze del paziente, che di solito opera su più livelli, dalla psicoterapia alla modifica di alcune abitudini e stili di vita, passando anche per la somministrazione di psicofarmaci, in particolare dei cosiddetti SSRI.

Nei casi di depressione lieve o sotto soglia, invece, si può evitare il ricorso ai farmaci per puntare su prodotti naturali contro i disturbi mentali, che non espongono il paziente ai molteplici effetti collaterali tipici degli antidepressivi.

Parlane con il tuo medico, e segui le indicazioni di un terapeuta esperto.

Attenzione!
Le informazioni qui riportate hanno carattere puramente divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportate sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio.

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