Depressione

Come uscire dalla depressione amorosa in modo efficace

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La fine di una relazione può provocare uno stato di malessere di difficile gestione, anche perché ogni persona elabora e gestisce il dolore in modo diverso dalle altre. Ecco perché uscire dalla depressione amorosa è molto più complesso del proverbiale “si chiude una porta, si apre un portone”.

Alcuni individui, infatti, non riescono a vivere la fine di un amore in modo così razionale, anche perché l’amore non è un sentimento standardizzabile e riconducibile all’interno di processi logici.

Ecco perché sono molto frequenti casi di depressione, lieve e/o maggiore, in soggetti che hanno sperimentato una rottura.

La buona notizia, come abbiamo avuto modo già di spiegare, è che la depressione, quindi anche la depressione amorosa, è una condizione curabile.

Vediamo come.

Uscire dalla depressione amorosa: affrontare l’abbandono

Quando una relazione finisce ci si trova ad affrontare non solo un cambiamento concreto nella nostra vita quotidiana – in particolare quando si tratta di relazioni durature – ma anche un senso di abbandono.

Alcuni soggetti tendono ad accusare in misura maggiore questa sensazione, e non sempre sono in grado di reagire in modo adeguato, subendo gli effetti di questa rottura in modo più grave.

Con le dovute differenze, è un po’ quello che accade nella depressione da lutto, che richiede un percorso strutturato in più fasi per elaborare la perdita del proprio caro.

Per certi versi, chi soffre di depressione amorosa deve superare per prima cosa proprio questa sindrome dell’abbandono, individuando le cause della separazione e lavorando su se stessi, evitando i sensi di colpa e provando a vivere nel presente, senza rivangare il passato.

Insicurezza e perdita dei punti di riferimento

La depressione amorosa è caratterizzata dall’aumento di un profondo senso di insicurezza, soprattutto nella persona che è stata lasciata e che, magari, è ancora innamorata del suo partner.

Infatti, sentirsi rifiutati da chi, fino a un attimo primo, si dichiarava innamorato, spinge la parte debole a mettere in dubbio se stessa, a sminuirsi, a compromettere l’opinione che ha di sé.

Inoltre, in una relazione si rischia spesso di perdersi nell’altra persona; quando quest’ultima viene meno, si perdono i punti di riferimento, le abitudini, le certezze che, fino a poco prima, caratterizzavano la propria vita.

L’importanza della rete di supporto familiare: cosa fare e non fare

Uno degli errori più diffusi è l’abitudine, da parte di familiari e amici, a imboccare due strade ormai consolidate, ma entrambe deleterie.

Da un lato c’è chi tende a sottovalutare e sminuire quanto accaduto, riempiendo le conversazioni con la persona affetta da depressione amorosa di frasi fatte e banalità, che possono produrre solo due risultati: il rifiuto del supporto familiare e la chiusura in sé stessi.

Dall’altro lato, invece, c’è l’atteggiamento opposto, quello di drammatizzare la situazione, sottolineare gli aspetti negativi, enfatizzare il dolore senza aiutare la persona sofferente ad elaborare la fine della relazione e riprendere in mano la sua vita.

Così facendo, si acuisce la condizione di depressione.

Cosa dovrebbero fare, quindi, amici e familiari?

Sicuramente offrire una spalla su cui piangere e supporto continuo e costante, ma devono anche comprendere che il loro ruolo è limitato, e che non può sostituire l’intervento di un professionista laddove i sintomi della depressione amorosa si protraggano per più di 15 giorni.

Anche il più caro degli amici, il più premuroso dei genitori e il fratello o sorella più amorevole, non può, purtroppo, eseguire una corretta diagnosi di depressione clinica e individuare il percorso terapeutico più efficace.

Quindi, se davvero si vuole aiutare qualcuno a uscire dalla depressione amorosa, la cosa migliore da fare è convincerlo a rivolgersi ad un medico o ad uno psicoanalista.

Uscire dalla depressione amorosa: quando il disagio è più profondo

Spesso nella depressione amorosa si individua la fine della relazione come la causa della condizione di disagio e di malessere della persona, ma non è sempre così.

Infatti, mentre in alcuni casi il dolore provocato dalla rottura può essere, effettivamente, l’evento che dà origine allo stato depressivo in cui piomba la “metà della mela”, molto di frequente, invece, è solo il detonatore collegato ad una bomba pronta ad esplodere.

Insomma, la depressione amorosa spesso non è direttamente collegata alla fine della relazione, ma quest’ultima funge da catalizzatore per la comparsa, o l’acuirsi, di una serie di sintomi riconducibili ad una condizione depressiva.

Non è l’amore la cura alla depressione amorosa

Abbiamo visto che la depressione amorosa può essere la manifestazione di un disagio dormiente, esploso in seguito alla fine della relazione come un vulcano che si risveglia dopo moltissimi anni di inattività.

Questo cosa ci fa capire? Due cose:

  1. non è la fine della relazione la causa primaria della depressione;
  2. non si può uscire dalla depressione amorosa in modo efficace innamorandosi di nuovo.

Sì, perché anche se si potrebbe essere portati a credere che la teoria del “chiodo schiaccia chiodo” possa effettivamente essere la soluzione a tutti i mali, in realtà è solo un palliativo.

Se la persona presenta dei disagi più profondi, innamorarsi di nuovo e immergersi in una relazione coinvolgente e appassionante non è affatto risolutivo, è un po’ l’equivalente del mettere la polvere sotto il tappeto.

Il problema lo nascondi per un po’, ma c’è ancora.

Psicoterapia, farmaci e prodotti naturali contro la depressione amorosa

Quindi, stabilito che l’amore non è una cura – purtroppo – è necessario individuare il modo più efficace per uscire dalla depressione amorosa.

Il primo è, come già accennato prima, il ricorso ad un terapeuta, con il quale intraprendere un percorso finalizzato non solo all’elaborazione del dolore e della rottura, ma anche all’individuazione delle reali cause di questo disagio dormiente, esploso in seguito alla fine della relazione.

Curare la depressione non è un processo rapido, come può essere curare un’influenza, e in un precedente articolo abbiamo spiegato quanto dura la depressione.

L’impiego di psicofarmaci è subordinato alle valutazioni del terapeuta, ma di solito si valuta solo nei casi di depressione maggiore.

Con una diagnosi di depressione lieve si può optare per prodotti naturali, integratori nutraceutici che non espongono il paziente a tutti gli effetti collaterali tipici degli antidepressivi.

Chiedi al tuo medico e valuta con lui il miglior percorso per le tue esigenze.

Attenzione!
Le informazioni qui riportate hanno carattere puramente divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportate sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio.

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