Depressione

Cos’è la depressione bipolare e come riconoscerla

depressione bipolare

Comunemente noto come disturbo bipolare, la depressione bipolare è una condizione alquanto frequente nella popolazione mondiale, in prevalenza sopra i 35 anni, anche se l’età media di insorgenza dei sintomi è intorno ai 21 anni.

Si tratta di una patologia cronica, di difficile soluzione, a causa della sua stessa natura.

Infatti, la depressione bipolare, o disturbo bipolare, è un disturbo che condiziona il tono dell’umore, caratterizzato dalla presenza di episodi ipomaniacali, maniacali, misti, accompagnati da episodi depressivi maggiori.

Inoltre, come si legge nel paper “Il trattamento della depressione bipolare: un problema di difficile soluzione”, redatto da A. Tundo e P. Cavalieri dell’Istituto di psicopatologia di Roma:

“Sebbene quindi i disturbi bipolari siano caratterizzati prevalentemente da episodi depressivi e questi comportino un alto rischio di condotte autolesive e un alto grado di disabilità, il trattamento della depressione bipolare rimane ad oggi controverso.”

Approfondiamo insieme.

Cos’è la depressione bipolare (o disturbo bipolare)

Come accennato nella parte introduttiva del nostro articolo, la depressione bipolare è una patologia caratterizzata da un disturbo dell’umore, con presenza di episodi ipomaniacali, maniacali, misti e depressivi maggiori.

Si chiama depressione o disturbo bipolare perché è caratterizzata da una oscillazione tra due poli:

  • da un lato, si verifica un innalzamento dell’umore, ovvero quello che si definisce ipomania e mania;
  • dall’altro, si registra un abbassamento dell’umore, quindi depressione.

In questo si differenzia dal disturbo depressivo unipolare che, come suggerisce il termine stesso, è caratterizzato solo da un polo, più precisamente dall’abbassamento del tono dell’umore.

Di solito un episodio ipomaniacale o maniacale è seguito da un episodio depressivo (o viceversa), dopo il quale c’è una sorta di finestra libera da sintomi, in cui il soggetto si sente “normale”.

Questa altalena umorale, che tocca picchi estremi in entrambi i versi, provoca danni ingenti in chi è affetto da depressione bipolare, e le cure non sono affatto semplici, proprio perché i sintomi sono opposti nelle due fasi.

Però, non è sempre così, anzi.

Una percentuale molto consistente di pazienti sperimenta, infatti, una condizione mediana, mista, in cui le due fasi coincidono o convivono allo stesso tempo: è quello che viene definito stato misto.

Cosa vuol dire mania e ipomania

Forse è il caso di definire mania e ipomania, prima di proseguire nel discorso sulla depressione bipolare.

La mania, o fase maniacale, è un periodo di una settimana o più in cui una persona sperimenta un cambiamento nel comportamento normale che influisce drasticamente sulla qualità della sua vita.

Le caratteristiche distintive della mania sono:

  • maggiore loquacità;
  • tendenza a parlare molto velocemente;
  • diminuzione del bisogno di dormire, a differenza della depressione o dell’ansia in cui esiste il bisogno di dormire, ma spesso si accusano disturbi del sonno che lo impediscono;
  • pensieri di corsa;
  • elevata distraibilità;
  • aumento dell’attività diretta all’obiettivo;
  • agitazione psicomotoria;
  • umore elevato o espansivo;
  • labilità dell’umore;
  • impulsività;
  • irritabilità.

Per rientrare nella definizione e nella diagnosi di episodio maniacale questi cambiamenti nell’umore non devono essere riconducibili all’assunzione di droghe o sostanze eccitanti.

Spesso una singola fase maniacale è sufficiente per fare la diagnosi di disturbo bipolare di tipo I, anche se la maggior parte dei casi di disturbo bipolare di tipo I coinvolge episodi ipomaniacali e depressivi.

L’ipomania è una versione più lieve della mania, che dura in media 4 giorni invece di una settimana, e non causa un grave deficit nel funzionamento sociale o lavorativo.

Disturbo bipolare di tipo I, di tipo II, ciclotimia

La depressione bipolare viene solitamente suddivisa in 3 categorie:

  • Disturbo bipolare di tipo I;
  • Disturbo bipolare di tipo II;
  • Ciclotimia.

In cosa consistono? Scopriamolo.

Disturbo bipolare di tipo I

Il disturbo bipolare di tipo I è caratterizzato dalla presenza di sintomi dell’episodio maniacale o misto della durata di almeno 1 settimana.

In media si manifesta la prima volta intorno ai 21-22 anni, e molti studi hanno dimostrato come chi ha sperimentato un episodio ne avrà altri ad intervalli regolari. Quanto spesso, dipende dal paziente, ma in media si parla di circa 4 episodi nell’arco di 10 anni.

Questa distanza tra un attacco e l’altro rende difficile la diagnosi, perché non necessariamente si è in grado di metterli in relazione tra loro, soprattutto se lievi.

Una maggiore frequenza rientra nella definizione di depressione bipolare a cicli rapidi.

Disturbo bipolare di tipo II

Il disturbo bipolare di tipo II è caratterizzato dall’alternanza di episodi ipomaniacali, quindi più lievi, e depressivi maggiori.

Trattandosi di episodi meno evidenti, almeno per chi li sperimenta in prima persona, risulta davvero essenziale il ruolo di amici e parenti che, preoccupati per alcuni comportamenti ritenuti strani, lo fanno notare al soggetto.

Il fatto che questa tipologia di disturbo bipolare preveda episodi più lievi non deve far pensare che sia meno grave, perché potrebbe sfociare in crisi depressive anche molto violente se non adeguatamente trattata.

Ciclotimia

La diagnosi di disturbo ciclotimico prevede che i sintomi siano presenti per almeno due anni. Tali sintomi risultano essere frequenti ma allo stesso tempo lievi, tali da non raggiungere mai la gravità degli episodi maniacali o depressivi conclamati.

Si tratta di continui cicli di malattia, quindi episodi di ipomania e depressione, non gravi, che magari non rientrano nei criteri diagnostici della depressione bipolare, ma potrebbero evolversi e rappresentare una rilevanza clinica.

L’oscillazione dell’umore, sebbene meno intensa, è comunque anche in questo casi molto invalidante.

Con la ciclotimia, infatti, è possibile condurre un’esistenza normale, anche se l’oscillazione dell’umore, sebbene meno intensa, può alterare significativamente la qualità di vita e delle relazioni con familiari, amici e colleghi di lavoro.

Soffrire di disturbo bipolare non vuol dire essere umorali

Spesso si fa confusione quando si parla di disturbo bipolare, probabilmente a causa del suo essere una condizione capace di influenzare l’umore, causando momenti di iperattività ed eccitazione a momenti di profonda depressione.

L’errore più diffuso consiste nell’associare questa condizione con l’essere umorali, di umore mutevole, lunatico.

Anche se questo tratto caratteriale potrebbe rappresentare un campanello d’allarme, in genere non si può considerare una persona semplicemente umorale un malato di disturbo bipolare, per il semplice fatto che tende a cambiare umore spesso.

Per capire come agisce il disturbo bipolare sulla vita di un individuo consigliamo la visione di un episodio della serie televisiva Modern Love intitolato “Take Me as I Am, Whoever I Am”, con la straordinaria Anne Hathaway, in cui interpreta il personaggio di una donna che alterna momenti di iperattività, allegria, gioia, grande carica e creatività a fasi di down totale, in cui non riesce nemmeno ad alzarsi dal letto.

È una malattia, non un tratto caratteriale, per questo è importante imparare a distinguere i sintomi di una patologia molto seria e complessa da una semplice componente caratteriale.

Se pensi di soffrire di disturbo bipolare, o sperimenti fasi di Up seguite da momenti Down, rivolgiti ad uno specialista per una corretta diagnosi e l’individuazione di una terapia adatta alle tue esigenze.

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