Depressione

Quando e come utilizzare la melatonina in depressione

melatonina in depressione

L’impiego della melatonina in depressione è molto discussa nella comunità medico-scientifica, e si basa su un principio di fondo alquanto semplice: i disturbi del sonno sono spesso un sintomo di uno stato depressivo, quindi intervenendo per correggerli si può favorire un miglioramento dell’umore.

In poche parole, dormire meglio potrebbe migliorare lo stato depressivo, come spiega molto chiaramente la prof. Cristina Colombo – Responsabile del Centro dei Disturbi dell’Umore dell’Ospedale San Raffaele di Milano – in questo video realizzato per la Fondazione Veronesi.

In un precedente articolo abbiamo spiegato che nei soggetti affetti da depressione il sonno è caratterizzato da evidenti alterazioni, sia in termini di continuità che di durata.

Quindi, intervenendo su uno dei sintomi, ovvero i disturbi del sonno (come l’insonnia), si può contribuire ad un miglioramento generale dello stato psico-fisico del soggetto.

La melatonina, come è noto, viene appunto prescritta a pazienti affetti da vari disturbi del sonno, perché interviene sul riequilibrio del cosiddetto ritmo circadiano, questo la rende spesso utile anche nel trattamento della depressione.

Approfondiamo insieme.

Cos’è il ritmo circadiano

Nell’affrontare il tema dell’impiego della melatonina in depressione è necessario dedicare un po’ di tempo ad un elemento centrale nel novero dei disturbi del sonno: il ritmo circadiano.

Quando si parla di ritmo circadiano si fa riferimento ad un principio molto complesso, che coinvolge non solo gli essere umani, ma tutti gli organismi, dai più semplici ai più complessi.

Questi organismi sono capaci di organizzare i loro processi non solo in senso spaziale, ma anche temporale, e sono quindi in grado di scandire il tempo. Si tratta di quello che, comunemente, chiamiamo Orologio Biologico.

Ogni cellula vivente, nell’arco delle 24 ore, subisce dei cambiamenti, seguendo degli intervalli regolari, quindi un ritmo.

Tra i ritmi biologici più studiati c’è quello strutturato su un arco di 24 ore, che si chiama appunto ritmo circadiano, dal latino circa dies, che vuol dire “quasi un giorno”.

Il ritmo circadiano è influenzato da diverse variabili, ma in particolare dal ciclo giorno – notte, ecco perché un suo squilibrio può provocare disturbi del sonno.

È quello che accade, ad esempio, con il Jet Lag, che altro non è se non un cambiamento dei ritmi circadiani.

Da un punto di vista patologico, la depressione ha come effetto collaterale anche lo squilibrio di questo ritmo, che si traduce in evidenti disturbi del sonno.

Il Disordine affettivo stagionale

Una condizione associata ai disturbi del sonno e alla depressione è il cosiddetto Disordine Affettivo Stagione, o DAS.

Si tratta di un disturbo del tono dell’umore innescato dal cambio di stagione, o più precisamente dall’accorciamento delle giornate che si verifica in autunno e in inverno.

A partire da settembre fino a marzo inoltrato (nel nostro emisfero, ovviamente), infatti, i soggetti affetti da DAS hanno difficoltà a riequilibrare i propri ritmi circadiani alla minore esposizione giornaliera alla luce del sole.

Questo causa un peggioramento dell’umore e delle condizioni psico-fisiche, al punto da richiedere un intervento; nei casi lievi, è suggerita ad esempio l’assunzione di un integratore di melatonina.

Il ruolo della melatonina nei disturbi del sonno

La melatonina rientra a pieno titolo nell’insieme dei rimedi naturali contro l’insonnia e i disturbi del sonno.

Non a caso è il principio attivo alla base del nostro MelPure, un integratore di melatonina (melatonina con indice di purezza certificato al 99%), la cui somministrazione aiuta a riequilibrare il ritmo sonno veglia, rispettando le varie fasi del sonno, ed in soggetti anziani ne integra la carenza fisiologica.

Nella parte introduttiva dell’articolo abbiamo spiegato che l’impiego della melatonina in depressione può avere un ruolo importante proprio perché uno stato depressivo può presentare come sintomo un disturbo del sonno, ma può anche causarlo e/o accentuarne gli effetti.

Cosa vuol dire?

Che un soggetto affetto da depressione sperimenta molto spesso problemi a dormire o a mantenere lo stato di sonno a lungo – ecco perché i disturbi del sonno rappresentano un campanello d’allarme da non sottovalutare – ma la sua condizione può essere anche la causa dei disturbi del sonno, così come può peggiorarne le manifestazioni.

È un cane che si morde la coda, insomma, e l’integrazione di melatonina può aiutare in entrambi i casi.

Gli effetti contrastanti della melatonina in depressione

L’assunzione di integratori di melatonina come terapia contro i disturbi del sonno è ampiamente dimostrata da evidenze medico-scientifiche, ma per quanto riguarda il suo impiego per il trattamento della depressione vanno presi in considerazione alcuni effetti contrastanti.

In effetti, la melatonina agisce sui disturbi del sonno, come l’insonnia, attraverso un effetto rilassante, riducendo le energie e favorendo uno stato di stanchezza e sonnolenza.

In questo modo, però, rischia di sottrarre quelle poche energie rimaste a disposizione del soggetto depresso, che già soffre proprio di stanchezza, spossatezza, anedonia.

Gli esperti, a tal proposito precisano che hanno maggiori probabilità i consumatori cronici dell’integratore ormonale in questione, piuttosto che i suoi consumatori sporadici, ecco perché è di fondamentale importanza valutare con cura l’introduzione o meno di un integratore di melatonina nella propria terapia antidepressiva, seguendo le indicazioni del proprio medico.

Attenzione!
Le informazioni qui riportate hanno carattere puramente divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportate sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio.

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