Psicologia positiva: oltre la felicità

psicologia positiva

Per gran parte del XX secolo, e in particolare a partire dal secondo dopoguerra, la psicologia ha concentrato i suoi sforzi quasi esclusivamente sullo studio e la cura delle patologie. La sua missione prevalente è stata quella di riparare il danno, di comprendere e trattare i disturbi mentali, muovendosi da un modello di malattia. 

Questo approccio, pur avendo portato a progressi straordinari nel trattamento di numerose condizioni un tempo considerate intrattabili, ha lasciato inesplorata una vasta area dell’esperienza umana: quella che riguarda ciò che rende la vita un magnifico viaggio.

È in questo contesto che emerge la psicologia positiva, un cambiamento di prospettiva che non intende sostituire la psicologia tradizionale, ma completarla. 

Questo nuovo approccio propone di correggere lo squilibrio storico, affiancando alla cura delle debolezze uno studio scientifico dei punti di forza, alla riparazione del peggio la costruzione degli aspetti migliori della vita. L’obiettivo non è più solo portare le persone da uno stato di sofferenza a uno di “normalità”, ma elevare la vita da “normale” a “fiorente”

Approfondiamo insieme, e cerchiamo di capire in cosa consiste e come si struttura la psicologia positiva.

Cos’è la Psicologia Positiva?

Formalmente, la psicologia positiva può essere definita, secondo le parole di uno dei suoi pionieri, Christopher Peterson, come 

“lo studio scientifico di ciò che rende la vita degna di essere vissuta” 

È una scienza che analizza le condizioni e i processi che contribuiscono al funzionamento ottimale e alla prosperità di individui, gruppi e istituzioni.

L’obiettivo ultimo della psicologia positiva è infatti il cosiddetto “flourishing”, un termine che in italiano possiamo tradurre come “fioritura” o “prosperità”. Questo concetto descrive un funzionamento umano ottimale, uno stato che va ben oltre la semplice assenza di malattia mentale

Come sottolineato dallo studioso Corey Keyes, l’assenza di un disturbo non implica automaticamente la presenza di salute mentale. Si può esistere in uno stato cosiddetto di “languishing” (languire), una condizione di vuoto e stagnazione pur senza una patologia clinicamente significativa.

Il flourishing, al contrario, è la condizione di chi vive una vita caratterizzata da crescita, resilienza e chiarezza di scopi.

I principali obiettivi della psicologia positiva possono essere così sintetizzati:

  • spostare l’attenzione dalle debolezze e dalle patologie ai punti di forza e alle virtù personali;
  • comprendere e costruire i fattori che consentono agli individui, alle comunità e alle società di fiorire;
  • studiare scientificamente costrutti come il benessere, la felicità, la resilienza, la gratitudine, la speranza e l’ottimismo, avvalendosi di metodologie rigorose.

Questa disciplina, quindi, non si limita a un’indagine teorica, ma si fonda su basi scientifiche solide.

Martin Seligman, il padre fondatore della psicologia positiva contemporanea

Martin Seligman è universalmente riconosciuto come il padre fondatore del movimento contemporaneo della psicologia positiva. Il suo contributo non si è limitato a coniare un’etichetta, ma ha fornito il quadro teorico, l’impulso istituzionale e la credibilità scientifica necessari per affermare questa nuova disciplina.

Il suo percorso è emblematico. Prima di dedicarsi allo studio del benessere, Seligman era un ricercatore di fama mondiale per i suoi studi sulla impotenza appresa, una condizione psicologica in cui un individuo, a seguito di esperienze negative percepite come incontrollabili, impara a sentirsi impotente e a rassegnarsi. 

Fu proprio questa profonda conoscenza dei meccanismi della disperazione a spingerlo a interrogarsi sui processi opposti: se si può apprendere l’impotenza, è possibile apprendere anche l’ottimismo e la resilienza?

Questa domanda fu il seme della psicologia positiva. Il momento decisivo arrivò nel 1998, quando, in qualità di presidente dell’American Psychological Association, utilizzò la sua piattaforma per lanciare ufficialmente il movimento, invitando la comunità scientifica a spostare una parte della sua attenzione dalla cura del disagio alla promozione attiva del benessere. 

Il suo lavoro ha aperto la strada a una comprensione più sfumata della felicità, distinguendo tra diverse forme di benessere che vanno oltre il semplice piacere momentaneo.

I tre pilastri della psicologia positiva

La psicologia positiva si articola su tre aree di studio interconnesse, identificate da Martin Seligman come i pilastri fondamentali che sostengono l’approccio scientifico al benessere. Ciascun pilastro si concentra su un diverso livello dell’esperienza umana, dall’individuo alla collettività.

Vediamo quali sono:

  • Emozioni positive: questo primo pilastro si dedica allo studio delle esperienze soggettive positive. Analizza la contentezza e la soddisfazione riguardo al passato, la felicità nel presente e la speranza e l’ottimismo per il futuro. L’obiettivo è comprendere come coltivare queste emozioni per migliorare la qualità della vita quotidiana.
  • Tratti positivi (Forze e Virtù): il secondo pilastro si concentra sullo studio dei tratti individuali positivi, ovvero le forze del carattere e le virtù. Questo include l’analisi di qualità come il coraggio, la resilienza, la creatività, la curiosità, l’integrità, la saggezza, la capacità di amare e la moderazione. L’identificazione e lo sviluppo di questi tratti sono considerati fondamentali per costruire una vita appagante.
  • Istituzioni positive: il terzo pilastro allarga lo sguardo dall’individuo alla collettività. Studia le strutture sociali e le istituzioni (come la democrazia, la famiglia, la libertà di informazione, la religione e un ambiente di lavoro etico) che supportano e promuovono le virtù. Queste istituzioni sono viste come il terreno fertile che permette ai tratti positivi di svilupparsi, favorendo di conseguenza il benessere e il funzionamento ottimale di intere comunità.

La formalizzazione di questi concetti e l’impulso a trasformarli in un campo di studio scientifico si devono principalmente all’opera instancabile di una figura chiave, che abbiamo già menzionato prima.

Il benessere edonico

Una delle prime distinzioni fondamentali operate dalla psicologia positiva è quella tra due diverse concezioni del benessere, radicate in antiche tradizioni filosofiche. 

La prima è la prospettiva edonica, che si concentra sulla dimensione del piacere, sulle sensazioni e sulle emozioni positive. 

Il benessere edonico è legato alla felicità soggettiva, alla soddisfazione personale e al prevalere di emozioni positive su quelle negative. Si tratta di uno stato spesso temporaneo, connesso al soddisfacimento di bisogni e desideri. Un esempio classico è il piacere derivante da un buon pasto o da un acquisto desiderato. 

Anche un’attività come un aperitivo con amici, pur avendo una forte componente edonica, si arricchisce di significato e benessere duraturo grazie alla dimensione relazionale (eudaimonica) che la accompagna.

Il costrutto chiave di questa prospettiva è il benessere soggettivo, come definito da Ed Diener. Esso si compone di due elementi principali

  1. una valutazione cognitiva, ovvero la soddisfazione generale per la propria vita;
  2. una componente emotiva, la frequenza con cui si provano emozioni positive rispetto a quelle negative.

Sebbene importante, la ricerca del solo piacere edonico mostra rendimenti decrescenti. Questo fenomeno è noto in letteratura come adattamento edonico, ovvero la tendenza umana a tornare rapidamente a un livello di felicità stabile nonostante eventi positivi o negativi

Per questo, la psicologia positiva introduce una seconda, più complessa, prospettiva.

Il benessere eudaimonico

In contrasto con la ricerca del piacere, la prospettiva eudaimonica propone un percorso più profondo e complesso verso una vita appagante. Questo concetto, che affonda le sue radici nel pensiero di Aristotele, si riferisce alla realizzazione del proprio potenziale e della propria natura autentica.

Il benessere eudaimonico non riguarda il sentirsi bene, ma il funzionare bene. Si tratta di un processo di crescita personale che implica lo sviluppo delle proprie potenzialità e il vivere in armonia con i propri valori più profondi. 

A differenza del piacere edonico, che è centrato sull’individuo, l’eudaimonia non si limita alla soddisfazione personale, ma include un percorso di sviluppo verso l’integrazione con il mondo circostante e la promozione del benessere collettivo. La felicità individuale, in questa visione, si realizza all’interno dello spazio sociale.

Vivere una vita eudaimonica significa quindi impegnarsi in attività che ci arricchiscono come persone e che sono coerenti con ciò che siamo.

L’importanza di uno scopo nella vita

Ciò che distingue una vita semplicemente felice da una vita pienamente appagante è la presenza di significato, o meaning in inglese. Questo elemento cruciale rappresenta la spina dorsale del benessere eudaimonico e trascende la ricerca del piacere individuale.

Il significato deriva dal dedicarsi a una causa o a uno scopo che va oltre sé stessi. Come ha chiarito Seligman, questo non implica necessariamente perseguire obiettivi grandiosi o eroici, ma piuttosto utilizzare le proprie forze e i propri talenti al servizio di qualcosa di più grande

Può trattarsi della famiglia, della comunità, di un ideale o di un progetto che porta giovamento anche ad altri. L’azione diventa così il principale mezzo per raggiungere una felicità autentica e duratura.

Una vita dotata di significato è quella in cui sentiamo di avere uno scopo, una direzione chiara che guida le nostre scelte e dà un senso alle nostre fatiche. 

Il modello PERMA e le 5 componenti del benessere

Per tradurre i concetti di benessere e flourishing in un quadro operativo e misurabile, Martin Seligman ha sviluppato il modello PERMA

Questo acronimo rappresenta uno dei framework più influenti della psicologia positiva e descrive le cinque componenti fondamentali, indipendenti ma interconnesse, che contribuiscono a una vita fiorente.

Nel dettaglio:

  • P – Positive Emotions (Emozioni Positive): si riferisce all’importanza di coltivare e sperimentare regolarmente emozioni positive come la gioia, la gratitudine, la speranza, la contentezza e l’amore. Questo pilastro è legato alla vita piacevole.
  • E – Engagement (Coinvolgimento e Impegno): descrive lo stato di essere completamente assorbiti e coinvolti in un’attività che ci piace e ci sfida. È la vita impegnata, strettamente connessa a uno stato di esperienza ottimale noto come “flow”.
  • R – Relationships (Relazioni Positive): sottolinea il ruolo vitale delle connessioni sociali. L’essere umano è una creatura sociale, e avere relazioni profonde, autentiche e di supporto con amici, familiari e partner è fondamentale per il benessere.
  • M – Meaning (Significato/Scopo): riguarda il bisogno di appartenere e di servire qualcosa che sentiamo più grande di noi. È la vita significativa, che si realizza trovando uno scopo che dia un senso alla nostra esistenza.
  • A – Accomplishment (Realizzazione/Raggiungimento degli Obiettivi): si riferisce al senso di successo e competenza che deriva dal raggiungimento di obiettivi. Stabilire e perseguire mete che ci motivano contribuisce in modo significativo al nostro benessere.

Una delle componenti più affascinanti di questo modello, l’engagement, merita un approfondimento specifico attraverso la teoria che l’ha originata.

La Teoria del Flow (Fluire)

La Teoria del Flow (o esperienza ottimale), sviluppata dallo psicologo Mihaly Csikszentmihalyi, descrive uno stato mentale di profonda immersione e concentrazione in un’attività. È quella sensazione che proviamo quando siamo così assorbiti in ciò che stiamo facendo che perdiamo la cognizione del tempo e la consapevolezza di noi stessi.

Lo stato di flow si verifica quando percepiamo un perfetto equilibrio tra l’alta difficoltà di un compito e le nostre elevate capacità per affrontarlo

Se la sfida è troppo bassa rispetto alle nostre abilità, proviamo noia; se è troppo alta, proviamo ansia. Il flow si trova in quel canale ottimale dove le nostre competenze sono pienamente utilizzate per superare una sfida impegnativa.

Le caratteristiche principali dell’esperienza di flow includono:

  • concentrazione intensa e focalizzata sul momento presente;
  • perdita della coscienza di sé e delle preoccupazioni quotidiane;
  • senso di controllo personale sulla situazione e sull’attività;
  • distorsione della percezione del tempo (le ore sembrano minuti);
  • l’attività è intrinsecamente gratificante, viene svolta per il puro piacere di farla, non per una ricompensa esterna.

Se il flow descrive un’esperienza ottimale, la psicologia positiva ha anche cercato di classificare gli attributi personali che rendono possibili tali esperienze.

Potenzialità di carattere

Così come la psicologia tradizionale ha creato manuali per classificare i disturbi mentali, la psicologia positiva ha sentito la necessità di creare un sistema per classificare le qualità umane positive. Martin Seligman e Christopher Peterson hanno intrapreso uno studio su vasta scala, analizzando testi filosofici e religiosi di diverse culture ed epoche, per identificare le virtù universalmente riconosciute come fondamentali per vivere bene.

Il risultato è stata la classificazione di 24 potenzialità di carattere (character strengths), considerate le vie attraverso cui manifestiamo le virtù nella nostra vita quotidiana. Queste potenzialità sono state raggruppate in 6 virtù fondamentali, considerate universali:

  • Saggezza e Conoscenza: include potenzialità come creatività, curiosità, amore per l’apprendimento e apertura mentale;
  • Coraggio: comprende potenzialità come perseveranza, integrità, entusiasmo e audacia;
  • Umanità: riguarda la capacità di amare, la gentilezza e l’intelligenza sociale;
  • Giustizia: include potenzialità come leadership, equità e senso civico;
  • Temperanza: si riferisce a potenzialità come perdono, umiltà, prudenza e autocontrollo;
  • Trascendenza: comprende potenzialità come la capacità di apprezzare la bellezza, la gratitudine, la speranza, l’umorismo e la spiritualità.

Questi modelli teorici non sono semplici costrutti astratti, ma forniscono la base per interventi concreti volti a migliorare il benessere nella vita di tutti i giorni.

Costruire la resilienza

La resilienza non è una dote innata e immutabile, ma un processo dinamico di adattamento positivo di fronte ad avversità, traumi o fonti significative di stress. È la capacità, che può essere appresa e sviluppata, di rimbalzare e riprendersi dopo una caduta

La ricerca ha dimostrato che lo sviluppo della resilienza è un processo comune e del tutto ordinario, non un’abilità magica riservata a pochi.

In quest’ottica, la psicologia positiva offre strumenti potenti. Le emozioni positive, le potenzialità di carattere e le relazioni sociali solide agiscono come veri e propri cuscinetti contro le difficoltà

Concentrarsi sui propri punti di forza non solo aumenta il benessere, ma crea una riserva di risorse a cui attingere nei momenti di crisi, arginando l’impatto degli eventi negativi e prevenendo l’insorgere di disturbi psicologici. La resilienza, quindi, non è l’assenza di difficoltà, ma la capacità di affrontarle e superarle, uscendone rafforzati.

Le strategie per l’aumento del benessere

La psicologia positiva ha validato scientificamente numerose strategie pratiche che chiunque può integrare nella propria vita per coltivare attivamente il benessere. 

Due delle più efficaci sono l’esercizio della gratitudine e lo sviluppo di un ottimismo appreso.

Il diario della gratitudine

Una delle pratiche più semplici e potenti è quella del diario della gratitudine

L’esercizio consiste tipicamente nello scrivere, ogni giorno o alcune volte a settimana, tre cose per cui si è grati

Non devono essere eventi eccezionali; possono essere piccole gioie quotidiane, gesti di gentilezza ricevuti o semplici piaceri. Le evidenze scientifiche dimostrano che questa pratica regolare porta a benefici significativi, tra cui:

  • un miglioramento della salute fisica;
  • maggiori livelli di ottimismo e benessere generale;
  • un più rapido progresso verso i propri obiettivi personali;
  • una maggiore disponibilità ad aiutare gli altri.

L’ottimismo appreso

Martin Seligman ha dimostrato che l’ottimismo, come l’impotenza, può essere appreso. La chiave risiede nello stile attributivo, ovvero il modo in cui abitualmente interpretiamo le cause dei successi e degli insuccessi. 

Ottimisti e pessimisti hanno stili diametralmente opposti

I primi attribuiscono i successi a cause personali e stabili (i propri talenti e sforzi), mentre i pessimisti a cause impersonali, esterne e instabili (la fortuna, il caso, un aiuto momentaneo). 

Per gli insuccessi, invece, possiamo notare un pattern opposto: gli ottimisti li attribuiscono a cause esterne e occasionali, mentre i pessimisti a cause personali e permanenti

In poche parole, per gli ottimi i successi sono frutto del merito personale, mentre gli insuccessi sono colpa degli altri. Per i pessimisti, invece, accade il contrario

Riconoscere il proprio stile attributivo è il primo passo per poterlo modificare, allenandosi a interpretare gli eventi in modo più costruttivo e resiliente.

Psicologia positiva e psicoterapia

I principi della psicologia positiva non sono utili solo per la crescita personale, ma sono stati integrati con successo anche in contesti clinici per prevenire e trattare i disturbi psicologici. 

Questo approccio non si limita a ridurre i sintomi, ma mira a costruire attivamente il benessere del paziente.

Tra gli approcci terapeutici più noti troviamo:

  • la Well-Being Therapy, sviluppata da Giovanni Fava e collaboratori, si basa sul modello di benessere psicologico di Carol Ryff e mira a migliorare le sue sei dimensioni del funzionamento ottimale:
    • Auto-accettazione;
    • Crescita personale;
    • Scopo nella vita;
    • Controllo ambientale;
    • Autonomia;
    • Relazioni sociali positive.
  • la psicoterapia positiva, sviluppata per trattare la depressione, non si concentra solo sulla riduzione dei sintomi negativi, ma lavora attivamente per costruire emozioni positive, potenzialità di carattere e significato di vita.

Le evidenze scientifiche supportano l’efficacia di questi interventi. Ad esempio, diversi studi hanno dimostrato che sono in grado di ridurre l’ansia in pazienti con dolore cronico e di alleviare i sintomi della depressione grave, a volte in modo più consistente rispetto alle terapie standard.

Psicologia positiva nel lavoro e nell’orientamento professionale

L’applicazione dei principi della psicologia positiva in ambito lavorativo si è rivelata una strategia vincente sia per il benessere dei dipendenti che per la performance organizzativa. Le emozioni positive, infatti, non solo migliorano le prestazioni individuali, ma sono contagiose e possono creare un effetto a catena che si estende a tutto l’ambiente di lavoro.

Un lavoro che consente di utilizzare i propri punti di forza, che favorisce l’engagement e lo stato di flow, e che viene percepito come dotato di significato, è un potente motore di benessere e produttività. Le organizzazioni che investono nel flourishing dei propri collaboratori ottengono risultati migliori.

Inoltre, la psicologia positiva offre strumenti preziosi nell’orientamento professionale, specialmente per i giovani che si confrontano con un mercato del lavoro precario e incerto. Aiutarli a focalizzarsi sulla ricerca di significato e sull’analisi dei propri valori li equipaggia con una bussola interna per navigare la mutevolezza e compiere scelte più consapevoli e soddisfacenti.

Psicologia positiva vs. Pensiero positivo ingenuo

Una delle critiche più comuni rivolte alla psicologia positiva nasce da una profonda confusione: quella con il cosiddetto “pensiero positivo ingenuo” o, per usare un termine più attuale, con la positività tossica

È fondamentale chiarire che si tratta di due approcci radicalmente diversi. La psicologia positiva è una scienza, mentre il pensiero positivo è spesso una forma di auto-aiuto non verificata.

La psicologia positiva

  • si basa sul metodo scientifico, con studi empirici, replicabili e validati; 
  • riconosce che le emozioni negative sono una parte necessaria e utile della vita, essenziali per la crescita, l’apprendimento e la sopravvivenza;
  • non è prescrittiva, ma informa sulle conseguenze delle scelte per aiutare le persone a prendere decisioni più consapevoli per il proprio benessere.

Il pensiero positivo ingenuo, invece:

  • si basa su aneddoti, affermazioni non verificate e opinioni personali;
  • spinge a ignorare, sopprimere o negare le emozioni negative, esortando a una positività forzata.
  • è prescrittivo e spesso irrealistico, esortando alla positività in ogni circostanza.

La psicologia positiva, quindi, non nega la sofferenza, ma la integra in una visione più completa dell’esperienza umana.

Il debole legame tra denaro e felicità

Un altro mito diffuso è che la ricchezza economica sia la chiave per la felicità. La ricerca scientifica in questo campo ha ampiamente dimostrato che la relazione tra denaro e benessere è molto più complessa e debole di quanto si creda comunemente.

Questo fenomeno è noto come il “paradosso della felicità” (o paradosso di Easterlin): il denaro aumenta la felicità solo fino al punto in cui i bisogni di base sono soddisfatti. Superata questa soglia, l’impatto di un aumento di reddito sul benessere psicologico diminuisce drasticamente fino a diventare quasi irrilevante.

Le scoperte della ricerca hanno evidenziato alcuni punti chiave:

  • la ricchezza è solo debolmente correlata alla felicità, sia all’interno delle nazioni che tra di esse, specialmente una volta superata la soglia di povertà;
  • spendere denaro per esperienze (come viaggi o concerti) aumenta la felicità in modo più duraturo rispetto all’acquisto di beni materiali;
  • spendere denaro per altre persone (atti di generosità e pro-socialità) aumenta significativamente la felicità del donatore.

Conclusioni

In sintesi, il viaggio che la psicologia positiva ci propone va ben oltre la semplice ricerca di una felicità effimera. Il suo messaggio centrale è che il benessere non consiste nell’eliminare il dolore o nel provare costantemente emozioni positive, ma nel costruire attivamente una vita fiorente, ricca e multidimensionale.

Questo significa coltivare una vita piena di significato, impegno, relazioni autentiche, realizzazione personale ed emozioni positive. Non si tratta di un traguardo da raggiungere una volta per tutte, ma di un percorso continuo. La psicologia positiva ci offre una mappa scientificamente fondata e una cassetta degli attrezzi pratica per passare dalla logica della riparazione a quella della promozione attiva del funzionamento umano ottimale.

La strada verso una vita appagante è un percorso di crescita e costruzione personale. Richiede consapevolezza, impegno e la capacità di riconoscere e utilizzare le immense risorse interiori che ciascuno di noi possiede. È un invito a diventare agenti attivi del nostro benessere, per noi stessi e per la comunità in cui viviamo.

Domande Frequenti (FAQ)

Che cos’è la Psicologia Positiva e a cosa serve?

La Psicologia Positiva è lo studio scientifico di ciò che rende la vita degna di essere vissuta, concentrandosi sui punti di forza e sulle virtù anziché sulle debolezze. Il suo obiettivo è sviluppare quei fattori che consentono agli individui, ai gruppi e alle comunità di “fiorire” (flourishing) e raggiungere un funzionamento ottimale. Questa disciplina mira a bilanciare la psicologia tradizionale, che si è storicamente focalizzata sulla riparazione del danno.

La Psicologia Positiva significa che devo ignorare i miei problemi?

Assolutamente no. La Psicologia Positiva riconosce che le emozioni spiacevoli, come la tristezza o la rabbia, sono necessarie per la crescita e fanno parte dell’essere umano. Non è un invito all’ottimismo ingenuo o a ignorare le avversità. Essa integra l’approccio tradizionale concentrandosi sulla costruzione delle risorse e delle potenzialità che fungono da “cuscinetto” contro le difficoltà.

Qual è la differenza tra benessere edonico e benessere eudaimonico?

Il benessere edonico si concentra sulla dimensione del piacere, sulle sensazioni positive immediate e sulla felicità transitoria. Il benessere eudaimonico (o eudaimonia) è più ampio e implica la realizzazione delle potenzialità individuali, il raggiungimento di uno scopo di vita (significato) e lo sviluppo personale. La Psicologia Positiva, persegue il benessere completo (o flourishing), che va oltre la sola felicità fugace.

È vero che le persone felici sono meno intelligenti?

Questa idea non è supportata dalla maggior parte della ricerca. Sebbene l’ottimismo possa talvolta essere associato a una sottovalutazione dei rischi in specifiche situazioni, le persone ottimiste o felici tendono ad avere migliori prestazioni nel lavoro, a scuola e nello sport, sono meno depresse e godono di migliori relazioni sociali.

Quali sono le pratiche di Psicologia Positiva applicabili alla vita di tutti i giorni?

Le pratiche concrete validate scientificamente includono l’utilizzo del diario della gratitudine, in cui si scrivono regolarmente tre cose per cui si è grati. Altre strategie includono l’impegnarsi in attività che producono il “flusso” (flow), che è uno stato di assorbimento totale, e il concentrarsi sull’identificazione e l’uso dei propri punti di forza personali.

La Psicologia Positiva è una disciplina recente?

Come movimento formale e campo di studio scientifico empirico, è relativamente recente, essendo stata formalizzata intorno al 1998 da Martin Seligman. Tuttavia, i suoi concetti hanno radici storiche profonde, riecheggiando gli studi sul “vivere bene” e sulle virtù condotti sin dai tempi di filosofi come Aristotele e risalendo ai pensatori umanistici come Carl Rogers e Abraham Maslow negli anni ’50.

Fonti

Attenzione!
Le informazioni qui riportate hanno carattere puramente divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportate sono assunte in piena autonomia decisionale.

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