Depressione

Qual è il ruolo della serotonina nella depressione

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In un precedente articolo abbiamo indicato le 3 principali cause alla base della depressione, facendo riferimento alla serotonina all’interno del gruppo di fattori neurobiologici.

Purtroppo, parlare di depressione non è semplice, si tratta di una patologia molto complessa e, nonostante le tante evidenze raccolte nel corso dei decenni, non è ancora chiara la sua eziopatogenesi.

Detto questo, bisogna ricordare che numerosi studi hanno evidenziato come disfunzioni della neurotrasmissione serotoninergica siano all’origine di disordini neuropsichiatrici: schizofrenia, autismo, ritardo mentale, ansia e depressione.

Ne consegue che la serotonina ricopre un ruolo importante quando si parla di depressione.

Cerchiamo di approfondire insieme.

Cos’è la serotonina

Si tratta di un neurotrasmettitore – isolato per la prima volta a Pavia da Vittorio Erspamer nel 1935 – coinvolto nella modulazione di numerosi processi fisiologici, come il controllo dell’appetito, il sonno, la memoria, l’umore, lo stress e il comportamento sessuale.

Il nostro organismo produce in modo autonomo la serotonina, che viene sintetizzata da un amminoacido denominato triptofano.

Secondo alcuni studi, essa potrebbe avere un ruolo importante anche nello sviluppo del Sistema Nervoso Centrale, ma si trova in grosse concentrazioni anche nella parete intestinale e nel sangue.

Nel corso degli anni è stata anche denominata l’ormone del buon umore o della felicità.

Serotonina e depressione: l’ipotesi delle monoamine

La principale teoria biochimica sulla depressione è rappresentata dall’ipotesi monoaminergica proposta da Schild-Kraut nel 1965, in basa alla quale la depressione sarebbe determinata da un deficit funzionale dei neurotrasmettitori monoaminergici in alcune aree cerebrali e a bassi livelli di norepinefrina.

In seguito i ricercatori teorizzarono che la serotonina fosse il neurotrasmettitore di interesse.

Questo diede vita alla cosiddetta “ipotesi delle monoamine”, secondo la quale la depressione avrebbe, tra le possibili cause, un malfunzionamento in difetto del sistema serotoninergico e noradrenergico, tale da provocare alterazioni anche a carico di altri sistemi di neurotrasmissione.

In parole semplici, possiamo dire che una delle cause della depressione è riscontrabile in una carenza di serotonina.

Si tratta di una teoria molto controversa e spesso contestata.

Interessante, in tal senso, è un paper denominato “Serotonin and Depression: A Disconnect between the Advertisements and the Scientific Literature”, pubblicato nel 2005, che mette in guarda dalla diffusione di un messaggio errato, ovvero che determinati sintomi siano da associare ad una carenza di serotonina.

L’ipotesi delle monoamine ha dato il via, a partire dalla seconda metà degli anni ‘60, alla produzione di farmaci antidepressivi che si basano principalmente su inibitori selettivi del reuptake della serotonina – conosciuti con la sigla SSRI.

Non è un caso che gli antidepressivi vengano anche chiamati, negli Stati Uniti, “happy pills”, in quanto pubblicizzati come farmaci per il buonumore.

La depressione non dipende solo dalla serotonina

Quando si affronta il rapporto tra serotonina e depressione si tende, spesso, ad una facile semplificazione, secondo la quale questa patologia è provocata da una sua carenza.

Bisogna fare molta attenzione a non commettere questi errori, perché la depressione è una patologia molto complessa, come abbiamo già spiegato prima, e ridurre il tutto solo ad una scarsa disponibilità di serotonina sarebbe davvero riduttivo.

Detto questo, molti studi hanno messo in evidenza come livelli bassi di serotonina possano influenzare il nostro umore, provocando alcuni dei sintomi tipici della sindrome depressiva.

Ecco perché gli antidepressivi e solo alcuni degli integratori nutraceutici (come il nostro Zavomel) intervengono secondo il seguente schema:

  • Blocco della ricaptazione o della degradazione delle monoamine;
  • Aumento della disponibilità di monoamine nel vallo sinaptico;
  • Modifica dell’assetto e dell’affinità dei recettori post sinaptici;
  • Modifica della trasduzione del segnale a livello di secondi messaggeri;
  • Modifica dell’espressione genica intracellulare neuronale;
  • Aumento del firing neuronale, aumento della neurogenesi.

È opportuno ricordare, ancora una volta, che la depressione non dipende solo dalla carenza di serotonina, dopamina o noradrenalina; per questo motivo invitiamo sempre tutti a rivolgersi ad un medico specializzato, in grado di diagnosticare la presenza di una sindrome depressiva e indicare il percorso terapeutico più adatto.

Attenzione!
Le informazioni qui riportate hanno carattere puramente divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportate sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio.

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