Depressione

Come distinguere la depressione dalla tristezza da COVID

tristezza da covid

In un recente articolo abbiamo illustrato come l’epidemia da coronavirus abbia prodotto un aumento considerevole di casi di depressione e ansia. Purtroppo, però, non è sempre facile distinguere la depressione dalla cosiddetta “tristezza da COVID”.

Cosa vuol dire tristezza da COVID? Beh, si tratta, semplificando, di una condizione di cattivo umore, di tristezza, di malinconia, per certi versi simile ai primi stadi della depressione.

Il periodo che stiamo attraversando non è affatto semplice, presenta numerose insidie, e alla paura del contagio si uniscono il lockdown e il distanziamento sociale, che ci hanno costretto a lunghi periodi di clausura e di solitudine, lontani dai nostri cari.

L’insorgere, in un tale scenario, di una condizione di tristezza ai limiti della depressione era alquanto prevedibile.

Come abbiamo più volte ribadito nei nostri articoli, però, non va confusa la tristezza, che può colpire tutti noi nel corso della nostra vita, con una diagnosi di depressione, che si può emettere solo in presenza di determinati sintomi.

Tristezza da COVID e depressione stagionale (SAD)

La tristezza da COVID presenta molte similitudini con una forma specifica di depressione, denominata depressione stagionale (in inglese Seasonal Affective Disorder, da cui l’acronimo SAD, che, tra l’altro, significa “triste”).

Con depressione stagione si intende una risposta emotiva da parte di alcuni soggetti a ridosso dei cambi di stagione, ad esempio con l’arrivo dell’inverno, la riduzione delle ore di sole e l’abbassamento delle temperature.

Si tratta, quindi, di una reazione temporanea, frutto di un cambiamento esterno, che produce alcuni sintomi tipici della depressione, e che possiamo ritrovare nella cosiddetta tristezza da COVID.

Molto simile è anche un’altra forma depressiva, la depressione reattiva, che si manifesta in seguito ad un evento traumatico, come un lutto.

In effetti, la pandemia è a tutti gli effetti configurabile come un evento traumatico, anche in assenza di decessi tra i propri cari a causa del virus e della malattia che esso provoca.

Depressione o tristezza da COVID?

Come si fa a capire se si tratta solo di una reazione temporanea ad una situazione che, purtroppo, non possiamo controllare, oppure è il campanello d’allarme per una condizione di depressione clinica?

Prima di rivolgersi ad uno psicoterapeuta, è opportuno analizzare la propria condizione con un minimo di freddezza e logica, laddove possibile.

Ad esempio, si potrebbe partire ponendosi le seguenti domande, come suggerito dalla AARP:

  1. Come mi sentivo prima della pandemia? Se ci si sentiva bene, senza nessun sintomo riconducibile a depressione o tristezza, allora è probabile che la propria condizione attuale sia frutto della situazione che stiamo vivendo;
  2. Mi capita spesso di sentirmi depresso durante periodi di forte stress? Se la risposta dovesse essere affermativa, allora si deve provare a ricordare se i sintomi sono poi svaniti una volta superato il periodo di stress;
  3. Nei momenti difficili, una buona notizia riesce a risollevarmi il morale? La depressione clinica, infatti, non tende ad alleviarsi nemmeno in presenza di notizie confortanti o molto positive.

È fondamentale, inoltre, prestare attenzione ai sintomi e alla loro durata nel tempo. Se persistono per più di due settimane, allora potrebbe trattarsi di un episodio depressivo e non di semplice tristezza da COVID.

Ecco quali sono i sintomi da controllare, segnalati dal MD Anderson Cancer Center dell’Università del Texas in un interessante articolo, che trovi qui:

  • sentimenti di tristezza, pianto, vuoto o disperazione;
  • sentimenti di irrequietezza;
  • senso colpa;
  • rabbia o irritabilità più del normale;
  • ritirarsi dalle cose che ti piacevano;
  • evitare di parlare con amici e familiari;
  • cambiamenti nel sonno (dormire troppo o non abbastanza);
  • pensieri autodistruttivi;
  • cambiamenti di appetito o peso, in aumento o in diminuzione.

Cosa fare per affrontare la tristezza da COVID

Come accennato, la depressione maggiore, a differenza della tristezza, non va e viene, ma persiste per un periodo di solito superiore alle 2 settimane.

Quindi, oltre a controllare i sintomi, è necessario verificarne anche la durata nel tempo.

Un’altra cosa da fare è prestare attenzione a eventuali disturbi del sonno, spesso associati proprio ad una condizione depressiva lieve o maggiore.

Infine, è fondamentale non chiudersi in se stessi, chiedendo aiuto alle persone care e ad un medico specializzato.

In questi mesi così complessi è aumentata l’offerta di consulti telematici, in videoconferenza, anche da parte di organizzazioni no profit, consultori e enti locali, per andare incontro anche ai pazienti meno abbienti.

Sarà il medico, dopo un’accurata fase di ascolto e di valutazione dei sintomi, ad elaborare una diagnosi e, di conseguenza consigliare una terapia specifica da seguire.

In caso di depressione lieve o sotto-soglia, potrebbe optare per rimedi naturali, come la somministrazione di integratori nutraceutici, con i quali contrastare i sintomi evitando, però, gli effetti collaterali degli psicofarmaci e degli antidepressivi.

Attività fisica, relazioni sociali, hobby e intrattenimento ricoprono, a loro volta, importanti supporti per affrontare questo periodo tanto complesso quanto incerto.

Attenzione!
Le informazioni qui riportate hanno carattere puramente divulgativo e orientativo, non sostituiscono la consulenza medica. Eventuali decisioni che dovessero essere prese dai lettori, sulla base dei dati e delle informazioni qui riportate sono assunte in piena autonomia decisionale e a loro rischio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *